English (United States) français (France) Deutsch (Deutschland) italiano (Italia) español (España) português (Portugal) русский (Россия) 中文 (中国)
Personaggi illustri

Dante Alighieri (Firenze, 1268 - Ravenna, 1321), in esilio da Firenze, trovò ricovero a Verona, ospite di Bartolomeo Della Scala, fratello di Cangrande, dal 1303 al 1304, e dal 1312 al 1318, ospite dallo stesso Cangrande. Nella città scaligera Dante scrisse il De Monarchia, molte lettere e buona parte del Paradiso, cantica che il sommo poeta dedica allo stesso Cangrande, riservandogli un posto d'onore nella profezia del XVII canto. Nella liberale e ghibellina Verona fece conoscere la sua Commedia, studiò i testi antichi conservati alla Biblioteca Capitolare, contemplò le vestigia romane, sognando un nuovo impero portatore di pace e di giustizia. Lasciata la città nel 1318, Dante vi ritornò nel 1320, quando nella serata del 7 gennaio nella chiesa di Sant'Elena lesse ai canonici e agli uomini di cultura veronesi la sua celebre Quaestio de aqua et terra, forse sperando di conquistarsi così l'ammissione all'insegnamento nello Studio (la scuola superiore di Verona che stava diventando un'università rinomata), ma gli venne preferito il maestro di logica Artemisio, e Dante proseguì così il suo peregrinare fino alla morte, sopraggiunta l'anno seguente.

Verona, statua di Dante in Piazza dei SignoriVerona, la statua di Dante in Piazza dei Signori

Michele Sanmicheli (Verona, 1484 - Verona, 1559) fu un grande architetto e urbanista della sua epoca, contribuì alla codificazione di un linguaggio architettonico, che pur ispirandosi all'antichità classica, la rielaborò con stili ed elementi decorativi originali e funzionali. Esponente di una famiglia di muratori-architetti, originari di Porlezza sul lago di Como, dopo i primi anni di apprendistato a Verona si trasferì a Roma, dove il contatto con i monumenti, con l'attività di Bramante, e la stretta amicizia con Antonio da Sangallo il Giovane, contribuirono alla sua evoluzione professionale. Nel 1527 Sanmicheli decise di ritornare nella natia Verona, allora sotto la dominazione Veneziana. La Serenissima non si lascò sfuggire il grande genio e lo ingaggiò per studiare e ridefinire le fortificazioni del suo ormai vasto territorio. Per la città realizzò una serie di opere: la trasformazione delle fortificazioni cittadine con il sistema dei bastioni, le porte d'ingresso in città (Porta Nuova - 1532, Porta San Zano - 1541 e Porta Palio - 1547), la Cappella Pellegrini presso la chiesa di San Bernardino, i palazzi Bevilacqua, Canossa, Pompei e Guastaverza e la cupola della chiesa di San Giorgio. Concluse la carriera con il disegno della chiesa circolare di Madonna di Campagna. Oggi si possono ancora trovare memorie e citazioni del Sanmicheli in tutta la città, nei portoni dei palazzi, nelle decorazioni di case ed edifici pubblici.
Paolo Veronese (Verona, 1528 - Venezia, 1588) al secolo Paolo Caliari, figlio di uno scalpellino, fu allievo di Antonio Badile. Una volta riconosciuta la sua abilità artistica, iniziò a ricevere importanti commissioni fuori Verona. Dal 1553 fu a Venezia per dipingere a Palazzo Ducale, e dopo una breve pausa veronese, nel 1556 si trasferì definitivamente a Venezia, dove partecipò alla decorazione del soffitto della Biblioteca Marciana, pur non trascurando incarichi esterni (Villa Barbaro a Maser, nel 1561, e pale d'altare per chiese di Padova, Verona e Vicenza). La gran parte dei suoi lavori sono realizzati in uno spettacolare e colorato stile manierista veneziano. Tra le sue opere veronesi si segnalano la Pala Bevilacqua, ora al museo di Castelvecchio, la pala d'altare raffigurante il Martirio di San Giorgio nella chiesa di San Giorgio in Braida, la Pala Marogna, che raffigura una Madonna in trono con bambino, nella chiesa di San Paolo.
Scipione Maffei (Verona, 1675 - Verona, 1755), erudito e letterato, fu uno dei più tipici rappresentanti del preilluminismo italiano. Membro dell'Arcadia, aveva anche un profondo interesse per il teatro. In gioventù intraprese un viaggio tra le maggiori città europee, maturando una visione politica vicina al cattolicesimo illuminato. Alla conclusione del viaggio europeo scrisse nel 1737 il Consiglio politico, rivolto al governo veneziano, in cui denunciò la debolezza veneziana nei confronti degli Stati europei. La sua opera più importante è Verona illustrata (1731-32), uno dei capolavori dell'erudizione settecentesca. Scipione Maffei fu anche appassionato collezionista di epigrafi, che raccolse in un museo considerato il primo del genere in Europa, oggi Museo Lapidario Maffeiano. Dal punto di vista scientifico si deve a Maffei il merito di aver compreso per primo che i fulmini si formano dal basso e poi ascendono verso le nubi, l'opposto di quanto asserito dal pensiero comune della sua epoca.
Wolfang Amadeus Mozart (Salisburgo, 1756 - Vienna, 1791), tra il 1769 e il 1772, accompagnato dal padre Leopold, compì tre viaggi in Italia, che si rivelarono fondamentali per la sua maturazione artistica e umana. A Verona, ospite in casa Lugiati, conobbe i personaggi illustri della città; Pietro Lugiati commissionò nel 1770 a Saverio Dalla Rosa un ritratto del giovane musicista. L'Accademia Filarmonica invitò Mozart ad esibirsi il 5 gennaio 1770 nella Sala della Conversazione, oggi Sala Maffeiana, nominandolo un anno dopo Maestro di Cappella. Nella lettera inviata durante il soggiorno a Verona da Leopold Mozart alla moglie viene documentato anche un concerto eseguito il 7 gennaio nella chiesa di San Tommaso Canturiense, sull'organo costruito nel 1716 da Giuseppe Monatti da Desenzano.
Emilio Salgari (Verona, 1862 - Torino, 1911), scrittore di romanzi d'avventura molto popolari, nacque a Verona, da madre veneziana e padre veronese, commerciante di tessuti presso Porta Borsari. Crebbe in Valpolicella, nel comune di Negrar, nella frazione di Tomenighe di Sotto, poi si trasferì nell'attuale Ca' Salgàri. A partire dal 1883 riscosse notevole successo con il romanzo La tigre della Malesia, pubblicato a puntate sul giornale veronese «La nuova Arena». È ricordato soprattutto per il ciclo dei Pirati della Malesia e de I Corsari delle Antille. Scrisse anche diverse storie fantastiche, come Le meraviglie del Duemila, considerato uno dei testi precursori della fantascienza in Italia. Molte sue opere hanno avuto trasposizioni cinematografiche e televisive. Deve la sua popolarità a una impressionante produzione romanzesca con l'invenzione di personaggi di grande successo, come Sandokan, Yanez de Gomena e il Corsaro Nero, tutti inseriti in un accurato contesto storico. Dotato di una fantasia inesauribile, Emilio Salgari, senza essersi mai allontanato dall'Italia, fu in grado di ambientare le sue storie in terre lontane e immaginare personaggi esotici descrivendoli con minuzia. Dal 1892 si trasferì a Torino. Qui nel 1897 venne insignito dalla Real Casa, su proposta della regina d'Italia Margherita di Savoia, del titolo di «Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia». In quegli anni si diede a un'intensa attività di scrittore a contratto per vari editori. Salgari percepiva trecento lire a romanzo con il vincolo di scriverne almeno tre all'anno. Al ritmo di due capitoli al giorno, in ventisette anni di attività, realizzò centocinque romanzi e centotrenta racconti. I ritmi di lavoro cui si sottoponeva per ottemperare alle richieste contrattuali e difficoltà di vario genere ben presto ne logorarono la mente e lo portarono al suicidio.